Si può essere produttivi con lo smart working?

“Se un mio dipendente lavora da casa, dalla spiaggia o in qualsiasi altro posto fuori dall’ufficio non sarà controllabile e batterà la fiacca.”

Lavorare da casa o da una spiaggia? Fino qualche anno fa sembrava impensabile, ma ora non è più un sogno lontano.
Lo smart working è una tipologia di lavoro che merita attenzione, soprattutto quando il ruolo del dipendente lo rende sostenibile. L’idea del lavoratore “sempre in azienda” si è consolidata nel tempo, radicandosi in un modello che inizia però a scricchiolare. Flessibilità sta diventando una della parole chiave nel mondo del lavoro.

Cos’è lo smart working, semplici regole per lavorare meglio.

Lo smart working (chiamato anche “lavoro agile”) è un rapporto di lavoro subordinato e flessibile, nel quale il dipendente può svolgere la propria attività lavorativa fuori dalla sede dell’azienda. In Italia lo stanno già usando aziende come Ferrovie dello Stato, Enel, Tim.

Deve nascere dalla volontà di affiancare alle proprie esigenze interne quelle dei dipendenti. Una nuova modalità di approccio in cui il lavoratore viene messo in una condizione di maggiore benessere, un grande passo rivolto all’ascolto delle esigenze di vita delle persone.
La vera innovazione sta infatti nella modalità di gestione del rapporto che diventa flessibile: il lavoro si focalizza sul raggiungimento di determinati obiettivi prefissati scalzando così il concetto di lavoro ad orario fisso nei locali lavorativi aziendali.

Chi viene agevolato? I pendolari, i dipendenti fuori sede, i neo genitori, i lavoratori affetti da patologie di varia natura o con difficoltà fisica negli spostamenti e più in generale tutti i lavoratori che hanno la possibilità di vivere la giornata lavorativa in un ambiente differente dal quale attingere nuovi stimoli. E che soprattutto possono gestire al meglio i loro orari.

Lo smart working prevede che comunque si svolga anche del lavoro in azienda per potersi confrontare con colleghi e fare riunioni: è un modo per rivalutare lo spazio lavorativo aziendale come luogo dove ritrovarsi con nuove energie positive.

Lo smart working non può essere improvvisato.

Questa modalità rimane una forma di lavoro subordinato contrattualizzato e prevede quindi che ci sia una formalizzazione dell’accordo concordato.
Le varianti che entrano in gioco sono molte e permettono di trovare la migliore configurazione tra azienda e dipendente: può trattarsi di un giorno solo a settimana, si possono concordare eventualmente precisi luoghi in cui il dipendente può lavorare o lasciare libertà, si possono decidere fasce orarie di reperibilità e altro ancora.
Interessante è anche la durata: l’azienda può iniziare con periodi di prova e test anche di alcuni mesi, per poi decidere successivamente se interrompere o continuare la modalità di smart working.

Ne vale la pena?

Molte aziende italiane stanno adottando lo smart working come esempio di innovazione e attenzione al lavoratore. Vanno ovviamente valutate la storia e la possibilità di fattibilità della singola azienda, e create le condizioni idonee per un lavoro fuori dalla sede, con una buona pianificazione del lavoro. 
Investire nel capitale umano si sta rivelando una delle scommesse più azzeccate e lungimiranti di sempre. È stato dimostrato che non solo aumenta il benessere del dipendente, ma anche la produttività. A dimostrazione che la fiducia e la responsabilizzazione sono fondamentali per creare le basi solide di un’azienda e che un lavoratore felice e ascoltato nelle proprie necessità sarà sicuramente un lavoratore più efficiente.

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